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I disturbi del comportamento alimentare: trattamento cognitivo-comportamentale

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono patologie psichiatriche caratterizzate dalla presenza di marcate alterazioni del comportamento alimentare, nella percezione del peso e dell’immagine corporea, e da una scarsa autostima (DSM –IV, 1996). Vengono classificati come Disturbi del Comportamento Alimentare l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, i Disturbi dell’Alimentazione Non Altrimenti Specificati e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Tutte queste patologie sono multifattoriali, ad eziologia (causa) multipla, solitamente dovute a fattori biologici, psicologici individuali, socioculturali, fattori stressor e difficoltà croniche.

L’Anoressia Nervosa è caratterizzata da: rifiuto del soggetto a mantenere un peso corporeo minimamente accettabile; estrema angoscia che suscita l’idea di aumentare di peso; distorsione della percezione delle dimensioni e del peso corporeo; controllo del peso di tipo ossessivo (è dal peso che dipende l’autostima del soggetto); comportamenti di eliminazione come vomito, abuso di lassativi e diuretici; eccessivo esercizio fisico e paura di ingrassare, paradossalmente più accentuata quando il soggetto perde peso.

L’anoressia nervosa può presentarsi da sola (“restricting type”) o associata a bulimia e a condotte di eliminazione (“binge – eating/ purging type”) ; sono frequenti anche le associazioni con depressione, disturbi sessuali e disturbi ossessivi-compulsivi.

La Bulimia Nervosa , invece, è caratterizzata da: ingestione in un tempo relativamente breve (meno di due ore) di quantità notevoli di cibo (abbuffata); comportamenti compensatori come vomito, abuso di diuretici e lassativi; preoccupazione eccessiva sull’aspetto e sulle dimensioni del corpo, che il soggetto lega all’autostima; sintomi depressivi, disturbi d’ansia, abuso di alcol o psicostimolanti (inizialmente assunti per controllare l’appetito). La Bulimia con condotte di eliminazione causa perdita dello smalto dei denti, aumento del volume delle ghiandole salivari e complicanze metaboliche conseguenti al vomito ripetuto. La bulimica non è generalmente obesa, ma può essere leggermente sovrappeso.

Infine, l’Obesità da Alimentazione Incontrollata (BED) si presenta con : episodi ricorrenti di abbuffate, che spesso continuano nell’arco di una intera giornata (giorni bulimici); incapacità a controllare l’alimentazione, che è incontrollata anche durante i pasti e molto caotica con un elevato introito di cibo sia ai pasti che fuori pasto; frequenti tentativi di intraprendere programmi per il dimagrimento e diete; difficoltà a limitare l’introito calorico; valutazione di sé indipendente dalla magrezza (accettano un peso normale o leggermente al di sopra), ma insoddisfazione e disprezzo nei confronti del proprio corpo; sofferenza psicologica e problemi psichiatrici, tra i quali i disturbi dell’umore, d’ansia e di personalità.. Il vomito, l’abuso di lassativi e diuretici si riscontra raramente. I soggetti in sovrappeso ed obesi senza un “disturbo da alimentazione incontrollata” (obesità BED) non mostrano un’alimentazione caotica e hanno una minore sofferenza psicologica e problemi psichiatrici più lievi. L’obesità di origine nervosa è l’obesità BED (binge-eating disorder), detta anche da “alimentazione incontrollata”.

Nei disturbi alimentari la motivazione a curarsi arriva abbastanza tardi, spesso quando la cronicizzazione ha aggravato alcuni circoli viziosi sia fisici sia psicologici. Gli studi che hanno comparato l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale con quella di trattamenti esclusivamente farmacologici hanno dimostrato che appare evidente il migliore mantenimento a lungo termine della terapia cognitivo-comportamentale, piuttosto che con il trattamento psicofarmacologico ( Fairburn, 1995). La terapia psicofarmacologica sembra essere un coadiuvante nella terapia del disturbo alimentare, ma certo non trova in esso la sua indicazione più forte. Nella Bulimia Nervosa e nell’Obesità da Alimentazione Incontrollata (BED) fra i trattamenti di tipo cognitivo-comportamentale il protocollo Fairburn (1981) sembra essere attualmente il trattamento d’elezione, perché contempla sia la rieducazione a un’alimentazione corretta, insieme ad aspetti di tipo psicoeducativo, sia l’intervento comportamentale, al quale viene affiancata la ristrutturazione cognitiva (modificazione di convinzioni maladattive, tecniche di problem-solving, automonitoraggio, ecc.). La psicoterapia cognitivo-comportamentale permette di operare sia interpretando e costruendo alternative alla rappresentazione di sé e della propria storia sia intervenendo sul sintomo e sulla sua tendenza ad auto perpetuarsi. Secondo il modello Fairburn l’estrema attenzione verso il peso e la forma del corpo deriva da sensazioni di inadeguatezza e scarsa efficacia personale riconducibili alla storia del paziente. L’attenzione eccessiva al corpo porta a tentativi di seguire diete che innescano meccanismi a circolo vizioso tra diete e abbuffate che nella loro ripetitività costituiscono gli aspetti di mantenimento del disturbo.

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